La tovaglia di Geneviève

20140531_5677

Questo capolavoro, esposto alla mostra di quest’anno dell’associazione “Il merletto di Bologna”, racchiude una storia, che siamo in grado d’intuire e far immaginare più che raccontare. Descrivere la trama e il disegno è impossibile, talmente fitta è la prima e ricco ed esuberante il secondo. Si tratta di una fantastica (e mai l’aggettivo si addice) tovaglia di circa metri 1,58 per 0,68, un vero tripudio faunistico, basti pensare che vi sono contenuti ben 370 animali di specie diverse. Inoltre, c’è una particolarità che rende unica questa preziosa tovaglia finemente realizzata con la tecnica dell’Aemilia Ars e ispirata ai disegni tradizionali di questa tradizione manifatturiera bolognese: sui due bordi corti, al centro e speculari l’uno all’altro, c’è una sorta di stemma in cui è contenuto il nome della signora per la quale la tovaglia era stata realizzata: Geneviève Garvan Brady.

 

Il nome è abilmente nascosto e sembra un tutt’uno con il tipico disegno dell’Aemilia Ars. (qui sotto il particolare) Invece, a un’osservazione più attenta, si legge distintamente: Geneviève sul lato sinistro del cerchio, Garvan su quello destro, Brady in basso al centro. Ma davvero questa tovaglia meriterebbe di essere esaminata centimetro per centimetro con una lente d’ingrandimento, non solo per ammirare la perfezione della sua fattura, ma anche la ricchezza delle immagini perfettamente combinate l’una all’altra e, chissà, forse qualche altro piccolo segreto celato tra i punti perfettamente cesellati dall’ago e dalle mani di anonime merlettaie…

20140606_132715

Ma chi era Geneviève Garvan Brady?

Nata nel 1879 a Hartford nel Connecticut e sorella di un famoso avvocato americano, Geneviève Garvan sposò il 20 agosto 1906 un ricchissimo magnate newyorkese, Nicholas Frederic Brady. Entrambi religiosissimi e devoti alla Chiesa cattolica, si prodigarono per tutta la vita in opere di beneficenza senza lesinare il loro immenso patrimonio. Non ebbero figli. A New York vivevano in una splendida dimora sulla Quinta Strada, ma furono famosi per aver fatto costruire nel 1920 un immenso palazzo (87 stanze) in stile Tudor Elisabettiano nella loro vasta tenuta di Long Island, conosciuto come Inisfada (Long Island in gaelico).

Genevieve3

La grande vicinanza della coppia alla Chiesa fece sì che papa Pio XI li nominasse, nel 1926, Duca e Duchessa papali. Morto Nicholas Frederic Brady nel 1930, Geneviève mantenne strettissimi contatti con la Chiesa di Roma, tra filantropia e mondanità. Nel 1936 ospitò e intrattenne nella magnifica Inisfada, che avrebbe poi donato alla Compagnia di Gesù, l’allora segretario di Stato cardinale Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, durante il suo viaggio negli Stati Uniti.Genevieve1

In seconde nozze la Duchessa papale si sposò con il ministro irlandese presso lo Stato del Vaticano William J. Babington Macaulay e si trasferì a vivere a Roma, dove morì il 24 novembre 1938. Il suo corpo venne riportato negli Stati Uniti e riposa accanto a quello del primo marito Nicholas. Nella Capitale è stata collocata una lapide, nella chiesa di San Patrizio, che rende onore alla dama e alle sue tante iniziative benefiche a Roma e in America.

Genevieve

Geneviève e Nicholas Brady, la versione “charity” di Zelda e Francis Scott Fitzgerald…

scott_&_zelda_fitzgerald2

La tovaglietta con il rosone dell’Aemilia Ars e il bordo del Danieli

20140606_133240

Per chi non avesse potuto ammirarla alla mostra di merletti realizzati con la tecnica dell’Aemilia Ars dell’associazione “Il merletto di Bologna”, la riproponiamo qui. Si tratta di una splendida tovaglietta o centro di tavola, opera delle nostre abilissime merlettaie, la cui composizione è stata suggerita da un antico velo da calice di Siena, mentre il rosone centrale è dall’Aemilia Ars. E’  un vero capolavoro di tecnica e di manualità, oltre che di abilità nel disegno.20140531_5622

 

Da notare bene anche il lavoratissimo bordo, tratto da un antico disegno del secentesco Bartolomeo Danieli. Qui il particolare:

20140606_133158

Ma chi era Bartolomeo Danieli?

Facciamo un salto indietro nei secoli. E’ il 1639 quando, a Bologna, il disegnatore e incisore Bartolomeo Danieli pubblica presso Agostino e Giovan Battista Negroponte un’opera intitolata Vari disegni di merletto, con dedica al marchese Tomaso Cospi, senatore e noto politico cittadino.

La dedica specifica che i lavori raffigurati sono stati incisi su rame. Sono disegni molto ricchi e personali, diversi dai modelli precedenti, ricchi di volute, fiori e animali. Una copia della raccolta di trine e ricami è conservata nella Biblioteca dell’Archiginnasio.

Il linguaggio segreto del ventaglio

Ammirate questo capolavoro

20140531_5688

E’ uno dei bellissimi ventagli realizzati con la tecnica dell’Aemilia Ars e messi in mostra il mese scorso nell’Oratorio dei Teatini. Dall’associazione “Il merletto di Bologna”. Le stecche provengono da Siviglia, mentre il pavese è tutto “nostrano”.

Questo, come gli altri in mostra, è ovviamente solo da esposizione. Ma il ventaglio ha sempre in sé qualcosa di misterioso e di allusivo. Ogni gesto, ogni sguardo celato dietro questo accessorio d’antàn, ha un suo significato preciso.

Conoscete il linguaggio del ventaglio? Ecco qualche esempio:

20140531_5689

Sventagliarsi lentamente: sono sposata.

Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.

Coprirsi la bocca con il ventaglio aperto: sono single.

Appoggiarlo sulla guancia destra: sì.

Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.

Appoggiare il ventaglio sulle labbra: baciami!

Far scivolare un dito dell’altra mano sui bordi: vorrei parlarti.

Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.

Appoggiato dietro alla testa: non mi dimenticare.

Muoverlo con la mano destra: amo un altro.

Lasciarlo scivolare sulle guance: ti amo.

Chiuderlo molto lentamente da spalancato: ti sposerò.

20140531_5749